giovedì 22 maggio 2008
Artisti di passaggio al PoliArtStudio
venerdì 9 maggio 2008
mercoledì 7 maggio 2008
Biografia di Maria Spissu Nilson
Maria Spissu Nilson
Biografia
Coltiva la passione per il colore e la pittura sin dalla prima infanzia con studi e lezioni private seguendo una tradizione familiare. Negli anni giovanili viene incoraggiata a proseguire da artisti-amici come Giovanni Nonnis, Ausonio Tanda, Guy Harloff, Gianni Dova e Gerda Mayer Bernstein.
Ha avuto una formazione umanistica ed è stata collaboratrice, con scritti giovanili, di settimanali della Rizzoli e Mondatori. Ha collaborato per alcuni anni con l'Unione Sarda come recensore d'arte e con Informart, bollettino dell'Associazione culturale G28.
Negli anni ottanta ha iniziato ad interessarsi anche di incisione seguendo diversi corsi di calcografia e xilografia presso la stamperia l'Aquilone.
Presso lo spazio museale EXMA' di Cagliari ha seguito i corsi superiori di incisione tenuti da Giovanni Job ed Enk de Kramer. Lavora anche sui libri d'artista e collage. Ha recentemente portato a termine un biennio di studi sull'arte contemporanea presso la Tate Modern di Londra con un saggio finale sul rapporto tra arte e politica conseguendo un Pass with Merit. E' entrata a far parte come artista del movimento Fluxus in U.S.A. "Il suo lavoro di natura concettuale, non disdegna incursioni nella tradizione, spinto dal desiderio di ripercorrerne l'esperienza artigianale, riproposta in chiave contemporanea mediante la commistione di differenti materiali" (Ilisso Edizioni, Il segno nel libro). La sua ricerca è rivolta a sottolineare le problematiche contemporanee di natura socio-politica ma indaga anche, sin dagli anni ottanta, sulla lingua scritta e gli alfabeti primari a cui ha dedicato numerose opere e mostre personali. Il critico d’arte Gianni Murtas ha presentato in catalogo la sua mostra "Nove parole" dedicata alla lingua sarda. Opere dell’artista si trovano oltre che in Italia, in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Grecia, Argentina, Uruguay, Portogallo, sia in collezioni private che pubbliche. Suoi lavori sono stati acquisiti dalla Art Gallery dell'Università di Aberystwyth nel Galles; dal Ministero della Cultura in Italia (Biblioteca Universitaria, Gabinetto delle Stampe "Anna Marongiu Pernis", Cagliari); dal museo di Villanovaforru, Sardegna; dalla Diboll Gallery della Loyola University a New Orleans. Vive e lavora a Poggio dei Pini, Capoterra.
Totemica di Simone Dulcis
InterAzioni, il festival internazionale di Performing Arts, Video ed Installazioni quest'anno giunge alla XXI edizione.Un traguardo importante, significativo perché testimone di un appuntamento ormai consolidato, che ha dato prova di saper resistere anche in tempi duri per la cultura in generale.
E già dagli anni scorsi la sua formula aveva permesso al Teatro Arka di presentarsi più forte grazie al riconoscimento di “Centro di ricerca d'interesse internazionale”, da parte dello IAPAO, l’International Association of Performing Arts Organizers e alla nomina di Massimo Zanasi come responsabile artistico dell’istituto per l’intera area mediterranea".
Per sottolineare tutto questo, non più solo Cagliari. Si ritorna ai luoghi dai quali l’avventura è partita: lo Spazio Arka di Assemini.
E' qui che, dal 24 aprile al 3 maggio, saranno ospitate le diverse sezioni dedicate alla performance, al teatro, alla musica, alla poesia e alla videoarte.
Il PoliArtStudio gallery, di via Università 61 a Cagliari, continua a rimanere invece il punto di riferimento per arti visuali e installazioni. Quest’anno espongono gli artisti Gianni Atzeni, Paola Cao, Simone Dulcis e Maria Spissu Nilson (dal 22 aprile al 3 maggio).
Il Multiverso del Poliartista
InterAzioni, giunto quest'anno alla XXI edizione, è più di una rassegna: è un progetto originale nato all’interno dei programmi di studio e di ricerca intermediale dell’Associazione Culturale Teatrale ARKA (H.C.E.), condotti parallelamente sui diversi linguaggi della scena e del pensiero contemporaneo, utilizzando come laboratorio l’isola-zattera di Sardegna-Atlantide.
L’idea di un laboratorio permanente e di una rassegna nazionale, ed internazionale, di performing arts (teatro, musica, danza, poesia), video e installazioni, ci ha permesso di definire dei contatti stabili e stimolanti con altre direzioni artistiche con le quali coordinare in Europa, ma anche oltre, come Asia e Nord America e prossimamente in Africa, i risultati di un particolare settore della Sperimentazione che per sua natura non fabbrica quasi mai “prodotti” di consumo immediato.
In queste ultime ventuno edizioni del festival la Drammaturgia delle Arti rappresentata dal Progetto InterAzioni ha individuato fertili ambiti di confluenza tra la sperimentazione visivo-gestuale e la drammaturgia poetico-visuale e sonora. Un ampio spazio della ricerca è stato caratterizzato dal collegamento delle Performing Arts con le istanze connesse alle poetiche dell’Arte Totale e dallo sviluppo delle tecniche performative in chiave poetica e non solo tecnologica.
In realtà questo tipo di ricerca artistica si affaccia agli inizi del Novecento e percorre tutto il secolo. Sia a livello pratico che teorico, la successione di eventi artistici fondati sull’uso del corpo come entità dinamica, in un’ottica di forte tensione estetica e di grande impatto con lo spettatore, ha segnato profondamente differenti settori di sperimentazione, al di là delle categorie istituzionali delle discipline dello spettacolo e dei generi artistici. Gli artisti di InterAzioni oggi si muovono nel mondo superando barriere geografiche e linguistiche, praticano la contaminazione e la fusione di linguaggi, di tecniche artistiche, di generi, di dimensioni esistenziali e modi di vita. Con l’interdisciplinarità si delinea la figura del Poliartista, uno che sa giocare le sue carte tra poesia e cinema, tra teatro e musica, tra danza e arti visuali. In questi ultimi decenni grazie alla convinzione che l’intermedialità e l’esercizio interdisciplinare rappresentano un momento centrale nei linguaggi artistici contemporanei, si assiste alla trasformazione in MULTIVERSO del mondo delle arti. Per una realtà ormai inserita nella storia dell’arte realizziamo anche quest’anno nel nostro Spazio Arka ad Assemini e presso il PoliArtStudio di Cagliari la 21^ edizione del Festival Internazionale InterAzioni come momento di confronto delle nuove arti in corso, come punto di riferimento e di interscambio culturale proprio nella nostra Atlantide Sarda.
Biografia Simone Dulcis
Biografia
Oggi, distesa-mente, dipinge "canzoni dai circhi spopolati" e osserva le nuvole...
Nasce a Milano nel 1971. Vive all'estero per alcuni anni. Si ristabilisce in Sardegna dove abita tuttora.
Attratto dalla cultura umanistica e dagli svariati campi della comunicazione, studia lingue straniere e lavora nel turismo per 10 anni. Nel frattempo affina il suo interesse per l'arte e per la "condizione umana". Abbandona l'impiego per dedicarsi interamente alla pittura. La sua ricerca è volta ai moti interiori dell'anima e alla "necessità" di esprimersi propria dell'umanità.
Attratto dal segno primordiale, ha approfondito aspetti relativi al rapporto tra uomo e Terra. Terra come "grande specchio" delle forze della natura e nel contempo proiezione dell'esistere dell'uomo.
Dal 2002, progetta e conduce laboratori sull'espressività del colore.
In collaborazione con l'attore-autore Andrea Meloni e per conto dell'Associazione Compagnia d'arte Circo Calumet (di cui è tra i soci fondatori), progetta e conduce laboratori di servizio integrati per la tutela della salute mentale, e interventi di carattere educativo e formativo a mediazione artistica.
Tra i lavori per il teatro: illustrazioni pittoriche per la lettura creativa di "Sdegno sul Temo - l'incredibile viaggio delle emozioni", produzione Centro Regionale di Documentazione e Biblioteche per Ragazzi, progetto artistico Associazione Circo Calumet; illustrazioni pittoriche per la narrazione di "Hänsel e Gretel", produzione e progetto artistico Associazione Circo Calumet; creazione delle opere di scena e relativo allestimento per lo spettacolo teatrale "il teatro dei fratelli Scomparso", produzione Cooperativa Teatro Alkestis progetto artistico Associazione Circo Calumet; creazione opera di scena per la narrazione di "Storie di Innocenti", produzione Centro Regionale di Documentazione e Biblioteche per Ragazzi , progetto artistico Associazione Circo Calumet; creazione delle opere di scena e relativo allestimento per lo spettacolo teatrale "il bosco dei crimini", produzione e progetto artistico Associazione Circo Calumet; creazione delle scenografie e relativo allestimento per lo spettacolo teatrale "la drogheria di Odense", produzione Centro Regionale di Documentazione e Biblioteche per Ragazzi, progetto artistico Associazione Circo Calumet.
Biografia di Gianni Atzeni
Biografia
Nasce a Cagliari il 17 marzo del 1947. Il suo percorso artistico ha inizio nel 1976, quando il forte interesse per le arti visive lo spinge ad approfondire i vari aspetti propri della pratica pittorica e grafica. Ha seguito vari corsi e stages di incisione. Dopo essersi impadronito della materia ha avviato anche l'attività didattica e continua a svolgere seminari di tecniche incisorie sia nel suo studio sia nelle aule dell'Università di Cagliari, su richiesta della Prof.ssa Scano Naitza.
Dal 1983 al 1986 Gianni Atzeni si lega a una delle esperienze più significative che la Sardegna abbia conosciuto, la rivista Thélema ideata da Luigi Mazzarelli, personalità di notevoli doti sul piano creativo critico e teorico.
Nel 1984, realizza un lavoro che lo ha portato verso un territorio dove la gestualità si impadronisce del suo fare culminando, una sua ricerca teorico/pratica sulle costanti di riferimento e le loro contraddizioni sulla quadrangolarità del campo, con una mostra di 60 incisioni che viene presentata in galleria dal Prof. Salvatore Naitza.
Nel 1986 apre il PoliArtStudio e qui la ricerca calcografica lo porta ad adoperare tanti materiali. I metalli diventano ormai essenziali nel suo fare. Ma riaffronta, poi, anche la pittura con una maggiore maturità e consapevolezza. Realizza lavori polimaterici e tele di grande formato. Gli ultimi lavori calcografici, infatti, sono figli di un itinerario che ha animato l'artista ad intraprendere una sorta di sfida basata sull'impiego di un nuovo metallo al posto delle usuali matrici calcografiche: il ferro.
Nel 1982, inizia a sperimentare un lavoro calcografico elaborato attraverso l'uso di tecniche incisorie tra le più svariate.
sabato 19 gennaio 2008
Rassegna Laboratorio Internazionale di Performing Arts, Video e Installazioni
InterAzioni 2000, edizione tra due millenni, e' dedicata ai Progettisti di Mondi, ricercatori di mondi alternativi al nostro, governato dalla competizione e senza piu tempo per le utopie. Il tema portante, Progettisti di Mondi, invita gli artisti in questo passaggio epocale - momento di fine e inizio -, ad ideare scenari comuni tra popoli e culture diverse. Mondi di visioni e poetiche al di là della globalizzazione finanziaria e della democrazia delle merci, spazi dove il mito dell'esserci propagandato dalla comunicazione massmediatica, sia cancellato da un¹arte concreta, che parli all¹uomo di se' e del suo cammino. Ecco allora che attraverso la Drammaturgia delle Arti - quel dialogare fra teatro, danza, musica, poesia e arti visive che da sempre anima il Teatro Arka -, InterAzioni 2000 indaga la realtà alla ricerca di una sintesi nuova, inedita, magari un mondo dove scoprire il non-esserci come un fuori scena piu ospitale e abitabile.
InterAzioni 2000 si apre al PoliartStudio di via Università, saranno in mostra le opere pittorico-plastiche di Gianni ATZENI, Rosanna D'ALESSANDRO e del giapponese Koji OGUSHI. Oltre le opere dei tre artisti sarà visibile su monitor una selezione di videoarte internazionale. La stessa selezione che farà entrare in gioco lo spazio scenico del Teatro Universitario Nanni Loy, dove su grande schermo, tre video diversi apriranno ogni serata. Che poi proseguirà con gli interventi dal vivo: sul palcoscenico si avvicenderanno i paesaggi ancora incontaminati dei nuovi mondi (Boudewijn Payens), le emozioni e il sentire di chi li attraversa (Victoria Stanton), il disorientamento prima di formulare nuove misure (Tokio Maruyama), la meraviglia di liberarsi delle vecchie paure (Monique Moumblow & Yudi Sewraij), i gesti di una danza antica come il butoh (Noboru Kamita), il confronto tra chi si sente in cammino (Mario Pischedda), e chi immobile (Izumi Murata).Anche il foyer sara attivo, anzi interattivo, perche oltre le installazioni che vi ambienteranno gli artisti/performer (Joergen Teller, T. Maruyama, Keiko Kamma), ci sara una videoinstallazione interattiva per visitare cd-rom d'arte, musica e teatro (ma non solo) italiani ed internazionali.
Tonia Copertino

NOVO MILLENNIUM
Tonia COPERTINO
Il segno si muove veloce sulle carte-tessuto di Tonia Copertino, un segno gestuale intriso di inchiostri che sfumano nelle gamme cromatiche del marrone-ruggine e nero-grigio. Il segno si muove come una scrittura, nascono parole, frasi, forme, la pittura si fonde con le lettere perché, come diceva Magritte (Les mots e les images) in un quadro le parole hanno le stessa sostanza delle immagini. Del resto è la poetica della Copertino a svilupparsi da tempo nell’ambito delle poesia visiva, del libro-quadro, a esercitarsi trasversalmente sulla scrittura visiva. Il pennello scrive, e si legge, vuoto-colmare-se sei fuori resta fuori–pagine estreme, affollate, nude, silenziose; il pennello scorre e compaiono le forme, vasi, contenitori, scatole, libri. Desiderio il riempire, desiderio di colmare, cosa? Vuoti interiori, perdite, assenze, silenzi profondi.
È in gioco il vuoto della vita, la solitudine, la difficoltà della comunicazione con gli altri, ma soprattutto è in gioco il rapporto con se stessi e con la propria precaria identità.
A cura di Mirella CASAMASSIMA
Max Mazzoli

Max MAZZOLI
Al PoliArtStudio di Cagliari lo spazio è invece occupato da una mostra di Max Mazzoli. Fotogrammi mixati sul video e poi replicati, distorti e riversati nell'immaginazione di un quadro a olio. "Le armi del mio confronto con i mezzi elettronici - dice Mazzoli - possono sembrare addirittura impari ma sono quelle tradizionali di un pittore. Colori a olio su multistrato o compensato." Le ascendenze ideali del pittore vagolano tra l'iperrealismo, il fumetto, il cinema, la pop art e naturalmente la tv, sintesi diabolica d'ogni mondo contemporaneo.
Marcello Corda - Gigi Bandino
Una Mostra di Fotografia e Disegno al PoliArtStudio
Come si era ripromesso il PoliArtstudio, Centro di Sperimentazione Grafica in via Università 61 a Cagliari, porta avanti il suo progetto iniziale: valorizzare la grafica, sia essa stampa originale, disegno o fotografia. Dall'8 al 22 Aprile 2001 il piccolo spazio espositivo, ha ospitato Marcello Corda e Gigi Bandino. Dopo le Incisioni di Gianni Atzeni e Rosanna D'Alessandro, le Carte di Danilo Sini, i giochi di fili intrecciati di Luigi Musa, l'ipperrealismo fumettistico di Max Mazzoli, una mostra che vede in tandem la fotografia e, perché no, l'acquerello.
Come scrive Placido Cherchi nella presentazione "l'occhio fotografico di Gigi Bandino
si apre alle tematiche formali di un vedere interessato a cogliere allusioni estetiche che possono ingenerarsi nel casuale comporsi delle cose nello spazio (…) e accanto a questo "vedere" si fa strada la nostalgia per le atmosfere abbandonate senza speranza attorno alle sopravvivenze frammentarie di qualche storia finita"; mentre gli acquerelli di Marcello Corda Il PoliArtStudio tenta, con alcune iniziative, di valorizzare, conservare e trasmettere anzitutto la conoscenza dell'antica arte incisoria, risvegliando l'interesse anche tra il pubblico dei "non addetti ai lavori"; ma propone anche dei Laboratori di Fumetto in collaborazione con lo staff, ormai televisivo, di GruppoMisto, e ha in progetto di esporre numerose cartelle di Grafica di artisti cagliaritani emergenti.
Art Director Giorgia ATZENI
Metallica di Gianni Atzeni
Una mostra personale di Gianni ATZENI, dal titolo “METALLICA”. Il piccolo spazio espositivo del Centro di Sperimentazione Grafica di via Università, che si occupa da circa due anni di incisione e stampa originale, ospita l’ultima produzione dell’artista cagliaritano, costituita da opere realizzate su lastre di ferro di varie dimensioni. La consistenza dei supporti in questione, molto simile a quella delle matrici calcografiche di zinco utilizzate spesso dall’incisore, cattura la nostra attenzione e ci pone un quesito: ci troviamo di fronte ad esemplari pronti per una tiratura su carta? No. Nessuna di quelle immagini verrà impressionata su alcun foglio. Il processo questa volta si ferma in anticipo. Prediligendo il linguaggio segnico e gestuale, la mano esperta dell’artista agisce sulle lamine, che si animano di aspetti sempre nuovi sfruttando tutte le qualità del metallo come in un incessante divenire. Trattando le superfici, già sottoposte all’attacco della ruggine, con acqua, acidi, frese egli riesce, con l’aiuto di inchiostri tipografici, ad ottenere interessanti ed eleganti contrasti cromatici. La materia ferrosa viene esaltata da ossidazioni bronzee su fondi inchiostrati di scuro, mentre i segni, ottenuti con piccoli trapani e punte metalliche brillano a luce radente, scoprendo l’argenteo metallo intorno a macchie ed aloni dall’aspetto organico.
Gianni Atzeni, incisore da più di vent’anni, non rinuncia agli strumenti del mestiere, sviluppando un discorso attraverso materiali che sono medium di nuovi aspetti formali.
Testo critico di Alessandra MENESINI
La battaglia della ruggine, il mordere dell’acido, la materia che crepita e la pittura e il gesto che la inseguono e la guidano.
Gianni Atzeni tormenta le sue lastre ferrose con gocce di acido muriatico, spegne con l’acqua il suo bollire, traccia i confini delle forme anarchiche che corrono sulle superfici corrose e ustionate. Le piastre di lamiera rispondono alla provocazione d’artista trasformandosi in abissi marini e deserti spaccati, in lande lunari, in aspri notturni paesaggi marziani. Scurissimi azzurri, verdi vegetali di fondali oceanici, gialli sabbiosi attraversati da improvvise barriere e subitanei arresti.
Su questo mondo non più minerale e non ancora organico, l’autore traccia luminosi segni che portano fuori il cuore lucido del metallo, messo a nudo dall’argentea serpentina incisa velocemente dal trapanino, dai graffi setosi della fresa.
Cascate di stelle, astri raggianti, alghe giganti in movimento sul movimento endogeno delle loro basi ferrigne. Con tempi e tecniche da incisore, Gianni Atzeni osserva la reazione degli elementi come spiasse su vetrini da laboratorio il fibrillare di cellule, spore, muffe, il disporsi di forme di vita infinitesimale e ardente. Corrugate e telluriche, le lastre disegnano tra grumi e pause la faccia di un pianeta misterioso, spingono in un angolo l’energia bruna della ruggine che affronta la delicata invasione di inchiostri da stampa stesi col tampone. Dall’antitesi iniziale all’equilibrio di macchie vaganti catturate da un laccio zigrinato, di linee ondulate che inseguono sulle opere i percorsi di un processo spontaneo ricondotto dentro la griglia razionale della composizione pittorica.




